Miscellaneous

Di recente, grazie al consiglio di un collega&amico conosciuto a Milano, ho iniziato a leggere una rivista estremamente interessante: IL MUCCHIO.

Tal rivista è un mensile e tratta argomenti estremamente piacevoli quali Musica, Cinema, Libri, Politica, Attualità. Vi si trovano recensioni relative alle opere di artisti più o meno conosciuti, informazioni sui vari tour e concerti, su Film e Serie TV in anteprima, un fritto misto di argomenti che stimolano particolarmente la mia curiosità.

L’unico inconveniente è trovare il giornale. Non tutte le edicole lo tengono, infatti. Quelle poche che se lo fanno mandare, lo fanno col contagocce: 2, 3, 4 copie massimo. Quindi capita spesso che debba fare il giro di diverse edicole prima di poter tornare a casa con la mia copia. E tante volte capita che gli edicolanti mi guardino con aria stralunata quando chiedo informazioni su un giornale dal nome così bizzarro, per non parlare delle vecchiotte e dei vecchiotti che si trovano nell’edicola (quelle 2-3 persone che vivono nelle edicole, a qualunque ora del giorno, e che rispondono ai clienti come se il baracchino fosse loro).

Gregorio: “Salve, lo tiene per caso Il Mucchio?”

Edicolante: “Mai sentito.

G: “Il Mucchio Selvaggio, ha presente?”

E: “Provi nel reparto laggiù” (indicandomi il reparto V.M.18).

Tutto questo naturalmente tra le facce schifate delle signore che, travisando, s’immaginano chissà qual giornalaccio.

Reperibilità a parte, è un giornale che io consiglio a tutti.

Leggendo il numero di Marzo 2012 del Mucchio ho trovato recensito un fumettista: ZeroCalcare.
Io, si sa, ho una passione per i fumetti. Mi appassionano gli strip blog (ho messo il collegamento a Wikipedia per evitare di essere ulteriormente frainteso), e questo fumettista è entrato di diritto nella top3 di quelli che seguirò assiduamente, soprattutto dopo che ho scovato questa spassosa vignetta:

trenitaja

I nemici dei miei nemici sono miei amici” recitava un vecchio adagio.

Lunga vita a ZeroCalcare. Sempre e comunque #trenitaliamerda.

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I tipi umani del calcetto

Riporto integralmente un capolavoro.

Si può trovare l’originale al sito http://oltreuomo.com/

Ogni persona che giochi a calcetto non può non ritrovarsi in queste parole, o non riconoscere i suoi amici in questa o quella categoria. Enjoy.

I tipi umani del calcetto

Il calcetto tra amici, assieme al nepotismo e al pressapochismo, è uno dei dogmi sacri del nostro beneamato stivale. Non esiste maschio italico che non si cimenti almeno una sera alla settimana in avvincenti sfide con e contro i propri soci, ingaggiando scontri all’ultimo sangue in campo e all’ultimo centimetro in spogliatoio. I motivi che spingono a considerare tale avvenimento settimanale irrinunciabile si possono riassumere semplicemente nell’esigenza di fuggire dai problemi della quotidianità e nella necessità di sfoggiare maglie ufficiali della squadra del cuore, al fine di identificarsi con il campione del momento e dimenticare per un istante quanto la felicità dipenda dall’umore del proprio capo.

Ma la partita di calcetto è anche e sopratutto un contenitore di tipi umani; stereotipi indistruttibili che dipingono le tele dei campetti di periferia con le loro maschere e le loro commedie.
L’oltreuomo ha deciso di raccoglierne alcuni, sicuri che ci sarà chi non avrà difficoltà ad identificarsi.
L’individualista
L’individualista è forse il simbolo del calcetto stesso. Il suo rapporto con il pallone è come quello di Paolo Brosio con la madre: incestuoso e improduttivo. Sembra che il collo del piede dell’individualista sia ricoperto di recettori sessuali attivabili esclusivamente al contatto del cuoio; passare a un compagno è per il soggetto uno sforzo abnorme e ripugnante, ed è fermamente convinto che il suo possesso palla sia un diritto divino, uno ius primae noctis da esercitare su una campionessa mondiale di rivergination. Tendenzialmente ha giocato a calcio fino a 15 anni, sport abbandonato a causa degli incessanti insulti ricevuti, e si è rifugiato nel calcetto avvalendosi del valore dell’amicizia come giustificazione al suo egoismo in campo. Predilige giocare come punta o nella fascia opposta al suo piede preferito, per non cadere nella tentazione di effettuare qualche cross, e potersi accentrare avvalendosi di un elastico, un doppio passo, un aurelio, unafake rabona e un altro miliardo di giochetti imparati studiando i video di Denilson. La squadra perde sempre a causa sua.
Il rompicoglioni
Frustrato e con un carattere naturalmente votato all’invidia, ha un controllo palla degno di un termosifone e al posto delle scarpette veste due grossi hamburger di MacDonald scaduti. Non fa altro che urlare e sbraitare durante tutta la partita, dispensando consigli inutili che evidenziano come non abbia mai giocato a calcio e come non ne capisca nulla in quanto a tattica e movimenti in profondità. E’ la nemesi dell’individualista, con il quale si accanisce ripetutamente, implorandolo di passargli il pallone e accusandolo di meschinità e causa principale delle sconfitte. Le rare volte che l’individualista, esacerbato dalle pressioni, decide autolesionisticamente di concedergli una chance, il rompicoglioni non manca mai di perdere la sfera nelle maniere più goffe e divertenti. Ha uno scatto imbarazzante e un deficit del 93% al dribbling; ciononostante possiede un gran tiro e buone caratteristiche difensive. É fortissimo al fantacalcio.
Il truffatore
Segretamente odiato da tutti, il truffatore simula lussazioni parziali della spalla, fratture composte del gomito, osteoporosi precoce delle mani e tutto ciò che può costituire una buona scusa per non andare mai in porta. É un giocatore medio e protesta violentemente ad ogni occasione buona chiamando il fallo quando perde palla, anche se è inciampato su se stesso con gli avversari lontani 30 chilometri. É competitivo fino all’esaurimento e molto spesso stringe alleanze con ilrompicoglioni contro l’individualista.
La merda
Presenza fissa in ogni campetto, è solitamente convocato all’ultimo momento tra la disperazione generale dei compagni. Privo di qualsiasi tipo di coordinazione e afflitto fin dalla nascita da una propriocezione balbettante, è un disastro sotto tutti i punti di vista. Consapevole di essere scarso, contrappone al disagio un impegno ed una volontà superiori a qualsiasi altro, fino a quando i compagni, stanchi dei ripetuti fallimenti, lo sbattono in porta. Qui la merda non perde l’occasione di sbizzarrirsi inventando nuovi metodi creativi per subire gol con un retropassaggio, ottenendo come risultato una seconda chance in attacco.
A volte, principi della fisica impazziti e rarissimi allineamenti di pianeti, creano situazioni di gioco incredibili che sfociano in un gol della merda. Questo evento è accompagnato da una gioia incontenibile dei compagni di squadra, tale da poter essere paragonata a quella sprigionata all’arrivo delle mestruazioni dopo due settimane di ritardo della propria ragazza. E’ pesantemente preso per il culo dall’individualista.
Il blasfemo
Divertimento assicurato. Il blasfemo ha l’unico compito di allentare la tensione con epiteti sempre originali e brillanti rivolti a Dio. Grande appassionato di zoologia, è dotato di una straordinaria potenza nelle corde vocali. É consuetudine che giochi in fascia, ruolo che gli permette di allungarsi troppo la palla e, una volta uscita sul fondo, espellere poetici moccoli tra la commozione generale. Tutti lo amano.
Il montero
Il nome dice tutto. Grosso, tarchiato e senza capelli, il montero è un difensore vecchia scuola, responsabile di tutti gli infortuni degli avversari e dei suoi stessi compagni. La scatola cranica perennemente esposta alle intemperie, gli impedisce di comprendere le differenze tra calcio e calcetto, portandolo a perpetuare comportamenti contrari al regolamento, come la scivolata, la rimessa laterale con le mani e la gomitata in pieno volto. Solitamente possiede un tiro potentissimo ed abbastanza preciso, che gli permette di realizzare gol decisivi all’ultimo minuto. La sua ragazza è brutta ed arriva al campo con un’utilitaria del dopoguerra, unica fidanzata che non approfitta della partitella per scoparsi il vicino. É l’incubo dell‘individualista, al quale spezza volentieri gambe e braccia.
Il culone
Il culone gioca spesso da centravanti. Dotato di pessima tecnica ma di straordinaria corsa, realizza una quantità infinita di gol, colpendo la palla con le spalle, con la pancia, con le natiche, con gli occhi, con il polpaccio, con il mento, con il naso, con l’ascella, con il fianco, con la lingua, con lo scroto, ma mai e poi mai con i piedi. Nonostante le incredibili doti realizzative, fallisce sempre le reti servite su un piatto d’argento, ma sa farsi immediatamente perdonare con un gol di tacco in semirovesciata mentre scivola su un precedente sputo del montero. Trova un buon alleato nell’individualista, che immischiandosi in situazioni complicate con duecento avversari in area, crea il terreno fertile per un guizzo del culone.
Quello forte
Infine quello forte, ex giocatore professionista che gioca in souplesse e non sbaglia un colpo. Ridicolizza gli avversari e li fa sentire delle donne, con finte di corpo e passaggi millimetrici. É amato dal rompicoglioni, che lo strumentalizza per attaccare l’individualista; è odiato dal montero, che non riesce a fermarlo nemmeno sparandogli con una Luger; è rispettato dall‘individualista, che però continua a sentirsi il più forte; è divinizzato dalla merda, che rivede in lui una figura paterna mai avuta; è complice del truffatore, perché sa prendere il gioco alla leggera. Insomma è perfetto, infatti nei campetti non si vede mai.

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Laif Is Nau

Come è facile intuire dallo stato di abbandono di questo blog, ho iniziato a lavorare.

Meno tempo fuori, meno cose interessanti o strane che mi capitano durante il giorno, e di conseguenza anche l’ispirazione per scrivere un nuovo post viene meno.

C’è una cosa però di cui voglio parlare da tempo: cosa diavolo io faccia qui a Milano per lavoro. Mi sono trovato spesso a dover spiegare in parole semplici quale sia la mia attività, e per quanti sforzi abbia fatto, non sono mai riuscito a trovare un modo semplice per spiegarlo a chiare lettere. Ogni spiegazione si è sempre arenata nei meandri dei tecnicismi, delle spiegazioni architetturali, con riferimenti informatici cari e comprensibili solo a chi abbia pratica di questo mondo.

Ma dove lavori a Milano?

G: “In Reply, un’importante società di consulenza”

“E di che ti occupi?”

G: “Sono consulente in Vodafone.”

“E quindi, nello specifico?”

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Google Maps 8bit version

Credi fermamente nel progresso ma sei al tempo stesso un nostalgico dei tempi che furono?

Sei strabiliato dai prodigi delle nuove scoperte tecnologiche ma ti scende una lacrimuccia al pensiero dei primi devices degli anni passati?

Allora non puoi perderti assolutamente questa anteprima. Rispolvera il tuo Nintendo 8bit e preparati al tuo prossimo acquisto.
GoogleMaps 8bit version

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Questione di Punti di Vista

Di recente sono venuto a Milano in macchina con un amico. In macchina eravamo io, lui, sua sorella e la sua ragazza.

Il mio amico e la ragazza mi conoscevano, la sorella solamente di vista.

Durante il tragitto abbiamo chiacchierato del più e del meno, tranne in alcuni momenti in cui mi sono estraniato, impegnato in una partita all’ultima parola ad Angry Words con lo stesso amico che mi sedeva di fianco.

Mi hanno riferito che, successivamente, la sorella abbia domandato se fossi abbattuto, o in un brutto momento: “Si vedeva, cavolo, che aveva voglia di parlare e di sfogarsi!” ha commentato.

No, anzi!” ha replicato il mio amico “è stato pure più taciturno del solito!

Questione di Punti di Vista.

http://www.youtube.com/watch?v=2I5NrJr6tic

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Le domande fondamentali sulla vita

1) Chi siamo?

2) Da dove veniamo?

3) Dove andiamo?

4) C’è vita nell’universo?

5) Qualcuno ha mai comprato la licenza di WinRar dopo 4o giorni?

winrar

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Linguistical Misunderstanding vol.2

Paese che vai, lingua che trovi.

Mi sono abituato al dialetto veronese, benché Veronese non fossi. Ho fatto l’abitudine al dialetto trentino, alla sua sonorità dura e consonantica e al suo tono che tende a salire sul finale delle frasi. Mi sono abituato persino al catalano, prima o poi farò l’abitudine pure al milanese. Non prima di aver fatto qualche figura da babbeo. Come uno dei primi giorni di lavoro, quando mi sono avvicinato ad un collega chiedendo innocentemente “Vieni a pranzo con noi?” “No, grazie, ho la SCHISCETTA“.

La Schiscetta io ignoravo cosa fosse. Sono andato ad intuito, ho finto fosse un termine onomatopeico. E con aria contrita me ne sono uscito candidamente con un “Mi spiace, rimettiti presto allora!

Il vol.2 sta a sottintendere l'esistenza di un vol.1, per chi se lo fosse perso.

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Guess the Word: Ticket One —–

Mi è stato rimproverato l’uso di troppi cliché quando ho parlato di Milano. “Milano non è solo quello che hai scritto, c’è tanto altro e tanto di bello!

Vediamo di rimediare, dunque.

Una cosa che mi piace (e non poco) di questa città è che qualunque artista/band una data a Milano la fa. Il tour europeo di quella band semi-sconosciuta fa una sola tappa nel bel paese? Con buona probabilità sarà a Milano. Locali che fanno musica dal vivo non mancano e ogni settimana c’è un qualche concerto degno di nota in uno dei numerosi locali della città.

Ad ottobre, per esempio, i Kaiser Chiefs hanno suonato in Italia: manco a dirlo a Milano. Ricordo di averli visti dal vivo due anni fa, alla loro ultima data in Italia. Naturalmente sempre a qui a Milano. Poiché la loro esibizione live fu estremamente positiva, non appena ho saputo che sarebbero ritornati e avrebbero suonato ai Magazzini Generali, mi sono precipitato a comprare il biglietto.

E qui è iniziata la mia odissea.

Per pigrizia, essendomi trasferito da poco a Milano e non conoscendo bene ancora la città, ho scartato l’idea di fare un giro alla FNAC, dove avrei potuto acquistare il ticket desiderato e lo avrei avuto in mano nel giro di un secondo. Ho pensato bene di comprarlo online: perché non dare retta a quel banner luccicante arrivato via mail? “Acquista ORA il tuo biglietto! Prenotalo ora attraverso il circuito Ticket One (m-rda)!

Che scelta infelice!

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Cori Medioman, Cori!

Esiste una legge incontrastabile, a cui nessuno al monto può sfuggire: durante le feste che vanno da Natale a Capodanno ci si rimpinza di cibo come se si dovesse fare scorta per il letargo.
Ogni scusa è buona: “Non vedo la nonna se non a Natale, non posso mica darle il dispiacere di non apprezzare la sua impareggiabile cucina?” (questa è la mia preferita nonché quella che uso ogni anno), ma anche “Durante la settimana mangio sempre schifezze in pausa pranzo, almeno per le feste voglio mangiare come si deve” mi risulta sia piuttosto quotata. E poi c’è LA SOMMA VERITA’, la frase che autorizza tutto a tavola: bis, tris, dolci a volontà, secondi dolci, vini, amari, caffè e ammazzacaffè: “Tanto da domani/lunedì/gennaio mi iscrivo in palestra“.

Non esiste una sola persona al mondo che non l’abbia detto almeno una volta, qualche istante prima di affondare le fauci in una fetta di pandoro traboccante di crema chantilly.

Naturalmente io faccio parte di questa categoria: pronunciare quelle paroline è un toccasana per il morale. E’ un mettersi a posto con la coscienza, consci di fare qualcosa a cui da domani si potrà porre rimedio. Un po’ come quando all’università si dice “Ma sì, oggi cazzeggio ancora un po’, ma da domani 10 ore al giorno di studio”.

Nell’attesa di trovare una palestra che mi convinca qui a Milano ho comunque rispettato i buoni propositi di fine anno, e questa sera mi sono armato di tanta (tantissima) buona volontà e sono andato a Parco Sempione a correre. A CORRERE.

Per dare una parvenza di professionalità al tutto mi sono scaricato addirittura un’Applicazione appositamente pensata per chi va a correre: Nike+.

Mi sono quindi infilato le cuffie nelle orecchie e sono partito carico e convinto: l’intero tragitto è stato registrato passo passo dall’app in questione, che mi ha fornito un dettagliato riscontro della mia performance, completo di tempo totale di percorrenza, velocità media e puntuale, percorso segnato grazie al GPS e tutta una serie di note e di statistiche. Giudizio complessivo: impietoso.
Probabilmente è questa la finalità di un software del genere: farti sentire così scarso, con quel suo banner luminoso a tutta pagina “Migliora il tuo ultimo risultato!”, che uno non può rimanere con quel risultato magro e desolante come unico record salvato.

Nike+

Nike+

Pertanto nei prossimi giorni tornerò sicuramente al Parco, per migliorare il mio tempo, per correre più a lungo e più velocemente, per arrivare a casa e leggere “Bravo! Hai migliorato il tempo della volta scorsa!”, e a quel punto disinstallare prontamente l’App, mandare a cagare Parco Sempione, corse, scarpe da ginnastica e K-way e andare al bar a bere una birra ghiacciata.

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Cartolina Natalizia da Milano


Antefatto:

Madre: “Riesci a fare una bella foto di Milano, magari di Piazza Duomo con tutte le decorazioni Natalizie?”.

Svolgimento:

Qualche giorno prima di Natale, rientrando a casa ad una generica ora tarda nel fine settimana, mi trovo a passare per Piazza Duomo. Non c’è nessuno in giro, le condizioni sono ideali per immortalare la piazza al naturale: spoglia e al tempo stesso sovraccarica di luci e LED colorati.

Prendo il telefono, mi sfilo i guanti (temperatura esterna: -3°C, temperatura percepita: -10°C), disattivo il Flash, inizio ad indietreggiare per prendere tutto l’albero di natale, ma proprio tutto, ancora un po’ indietro perché diavolo se è alto sto albero, un altro paio di passi così non taglio né la punta né il tronco, inquadro bene anche l’ingresso della galleria, fermo perché senza flash se no viene mossa, e CLIC!

Epilogo:

Una perfetta cartolina natalizia per amici e conoscenti. Con affetto. LOL

trololXmas from GregorioIndelicato on Vimeo.

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