Guess the Word: Ticket One —–

Mi è stato rimproverato l’uso di troppi cliché quando ho parlato di Milano. “Milano non è solo quello che hai scritto, c’è tanto altro e tanto di bello!

Vediamo di rimediare, dunque.

Una cosa che mi piace (e non poco) di questa città è che qualunque artista/band una data a Milano la fa. Il tour europeo di quella band semi-sconosciuta fa una sola tappa nel bel paese? Con buona probabilità sarà a Milano. Locali che fanno musica dal vivo non mancano e ogni settimana c’è un qualche concerto degno di nota in uno dei numerosi locali della città.

Ad ottobre, per esempio, i Kaiser Chiefs hanno suonato in Italia: manco a dirlo a Milano. Ricordo di averli visti dal vivo due anni fa, alla loro ultima data in Italia. Naturalmente sempre a qui a Milano. Poiché la loro esibizione live fu estremamente positiva, non appena ho saputo che sarebbero ritornati e avrebbero suonato ai Magazzini Generali, mi sono precipitato a comprare il biglietto.

E qui è iniziata la mia odissea.

Per pigrizia, essendomi trasferito da poco a Milano e non conoscendo bene ancora la città, ho scartato l’idea di fare un giro alla FNAC, dove avrei potuto acquistare il ticket desiderato e lo avrei avuto in mano nel giro di un secondo. Ho pensato bene di comprarlo online: perché non dare retta a quel banner luccicante arrivato via mail? “Acquista ORA il tuo biglietto! Prenotalo ora attraverso il circuito Ticket One (m-rda)!

Che scelta infelice!

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Cori Medioman, Cori!

Esiste una legge incontrastabile, a cui nessuno al monto può sfuggire: durante le feste che vanno da Natale a Capodanno ci si rimpinza di cibo come se si dovesse fare scorta per il letargo.
Ogni scusa è buona: “Non vedo la nonna se non a Natale, non posso mica darle il dispiacere di non apprezzare la sua impareggiabile cucina?” (questa è la mia preferita nonché quella che uso ogni anno), ma anche “Durante la settimana mangio sempre schifezze in pausa pranzo, almeno per le feste voglio mangiare come si deve” mi risulta sia piuttosto quotata. E poi c’è LA SOMMA VERITA’, la frase che autorizza tutto a tavola: bis, tris, dolci a volontà, secondi dolci, vini, amari, caffè e ammazzacaffè: “Tanto da domani/lunedì/gennaio mi iscrivo in palestra“.

Non esiste una sola persona al mondo che non l’abbia detto almeno una volta, qualche istante prima di affondare le fauci in una fetta di pandoro traboccante di crema chantilly.

Naturalmente io faccio parte di questa categoria: pronunciare quelle paroline è un toccasana per il morale. E’ un mettersi a posto con la coscienza, consci di fare qualcosa a cui da domani si potrà porre rimedio. Un po’ come quando all’università si dice “Ma sì, oggi cazzeggio ancora un po’, ma da domani 10 ore al giorno di studio”.

Nell’attesa di trovare una palestra che mi convinca qui a Milano ho comunque rispettato i buoni propositi di fine anno, e questa sera mi sono armato di tanta (tantissima) buona volontà e sono andato a Parco Sempione a correre. A CORRERE.

Per dare una parvenza di professionalità al tutto mi sono scaricato addirittura un’Applicazione appositamente pensata per chi va a correre: Nike+.

Mi sono quindi infilato le cuffie nelle orecchie e sono partito carico e convinto: l’intero tragitto è stato registrato passo passo dall’app in questione, che mi ha fornito un dettagliato riscontro della mia performance, completo di tempo totale di percorrenza, velocità media e puntuale, percorso segnato grazie al GPS e tutta una serie di note e di statistiche. Giudizio complessivo: impietoso.
Probabilmente è questa la finalità di un software del genere: farti sentire così scarso, con quel suo banner luminoso a tutta pagina “Migliora il tuo ultimo risultato!”, che uno non può rimanere con quel risultato magro e desolante come unico record salvato.

Nike+

Nike+

Pertanto nei prossimi giorni tornerò sicuramente al Parco, per migliorare il mio tempo, per correre più a lungo e più velocemente, per arrivare a casa e leggere “Bravo! Hai migliorato il tempo della volta scorsa!”, e a quel punto disinstallare prontamente l’App, mandare a cagare Parco Sempione, corse, scarpe da ginnastica e K-way e andare al bar a bere una birra ghiacciata.

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Cartolina Natalizia da Milano


Antefatto:

Madre: “Riesci a fare una bella foto di Milano, magari di Piazza Duomo con tutte le decorazioni Natalizie?”.

Svolgimento:

Qualche giorno prima di Natale, rientrando a casa ad una generica ora tarda nel fine settimana, mi trovo a passare per Piazza Duomo. Non c’è nessuno in giro, le condizioni sono ideali per immortalare la piazza al naturale: spoglia e al tempo stesso sovraccarica di luci e LED colorati.

Prendo il telefono, mi sfilo i guanti (temperatura esterna: -3°C, temperatura percepita: -10°C), disattivo il Flash, inizio ad indietreggiare per prendere tutto l’albero di natale, ma proprio tutto, ancora un po’ indietro perché diavolo se è alto sto albero, un altro paio di passi così non taglio né la punta né il tronco, inquadro bene anche l’ingresso della galleria, fermo perché senza flash se no viene mossa, e CLIC!

Epilogo:

Una perfetta cartolina natalizia per amici e conoscenti. Con affetto. LOL

trololXmas from GregorioIndelicato on Vimeo.

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Un discorso sconclusionato su Milano

E’ veramente troppo tempo che non scrivo.
Mi manca l’ispirazione, devo essere sincero.
Ero abituato a raccontare le stupidaggini, le scene folli o quantomeno divertenti che mi capitavano, e da qualche mese a questa parte la mia vita si è un po’ appiattita. Più routine, meno estro. Più tran-tran, meno stranezze. Sto perdendo lo smalto dell’indelicato. Mi sto tenendo allenato solo nel sollevamento polemiche, sport nel quale detengo il primato europeo in qualunque categoria: Polemica in Tram, Polemica in Metro, Polemica nei Locali, Polemica Random, Polemica in Staffetta.

Milano è una città che aiuta la polemica: la gente è stressata, è sempre di corsa, non ha pazienza. Scatta il rosso ad un semaforo, ma gli automobilisti dietro al primo della fila hanno la mano già pronta sul clacson da 2 minuti, e possono così sfogare sadicamente  con una strombazzata l’ansia accumulata dalle precedenti mezze ore passate imbottigliati qui e là per la città. In giro per le strade non c’è nessuno che cammini: tutti se ne vanno spediti, a passo svelto. Ma parecchio svelto, al limite della maratona. Gli unici tranquilli sono i turisti, quelli che “bella vita sti qui, che no gà da lavorare. Mica come me, che mi son fatto un culo così oggi“, ovviamente con tono alla Cummenda. L’Homo Cummendus fa parte della fauna locale. E’ la specie più diffusa da queste parti: così come quando vai in Australia ti aspetti canguri ad ogni angolo, qui è la stessa cosa, ma con i Commendi. Tutti impettiti, tutti col macchinone da ostentare, tutti col figùn di fianco a mo’ di trofeo da esibire. Ho visto gente ggiovane di 50 anni, con abbigliamento consono all’età (del figlio forse) presentarsi la sera nei locali accompagnati da bionde sì e no 25 enni, smontare dal Lamborghini parcheggiato umilmente davanti all’ingresso del locale, meglio se sul piede di qualche plebeo in coda, e con il dovuto garbo e cortesia che si confà al loro lignaggio praticare il salto della coda per presentarsi al buttafuori del locale in questione con straordineria umiltè con queste parole, vocale più vocale meno:

SuperGiovane: “We, son qui con la mia amica, volevamo fare un salto dentro”

Buttafuori: “Mi spiace, il locale è esaurito.” [NB: non "mi spiace, c'è una coda che dovrebbe fare anche lei, cretino" oppure "la sua macchina in mezzo alla strada é più in mezzo del giovedì" (citando un noto proverbio trentino)]

SG: “Ma dimmi quant’è l’ingresso, che lo pago ed entriamo” (esibendo ovviamente gli spiccioli da 100€ che gli erano saltati fuori dalla tasca)

B: “Sono spiacente, ma si entra solo col tavolo: il locale è pieno.”

SG: “Nessun problema: ti prendo il tavolo!”

B: “Anche i tavoli sono esauriti: facciamo entrare solo quelli che l’hanno già prenotato”

SG: Improperi vari eleganti, con leit motiv il fatto che il proprietario è un amico, che da altre parti non lo “rimbalzano” (terminologia tecnica), e avanti così.

Alla sagra della banalità mancava solo:

SG: “Io se voglio questo locale te lo compro”

Appare chiaro come in questo habitat la polemica nasca spontanea. E’ quasi troppo facile: è come giocare a Strega Comanda Colore in un ospedale quando la Strega ha detto “BIANCO!

Detto questo, questa doveva essere una premessa a ben altro discorso.

Purtroppo nel frattempo la vasca si è riempita, ho un bagno caldo che mi aspetta, e mi è passata la voglia di scrivere altro.

W Milano, W il Cummenda.

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GREGORIO AWARD

Era da tempo che mi ripromettevo di farlo, così ho approfittato di un viaggio in treno particolarmente noioso e della mancanza di voglia di far altro per sfogliare a ritroso le pagine del blog, fino all’alba dei tempi, a spulciare tra i vari post per tirare fuori quelli più divertenti/stupidi/degni di nota.

Ecco dunque la mia personale lista dei post preferiti a seconda delle varie categorie (l’ordinamento è puramente TEMPORALE, non indica alcuna preferenza).

Categoria: NARRATIVA

1. Trento Amarcord - Ricordi di una vita universitaria a Trento di un ex studente.

2. Primo teorema di Mesiano - La Facoltà di Ingegneria, lassù sulla collina.

3. Surrealtà - Situazioni assurde che sfociano in attacchi di nerd-itudine imbarazzanti.

4. Barcellona by(e) bike - Mamma, ho perso la bici (a Barcellona).

5. You’re getting old when - Ei fu, giovane.

6. Pillowfight - Picchiamoci, ma con dolcezza.

Categoria: INVETTIVA

1. Il treno dei desideri nei miei pensieri almeno va - TrenItaliaMerda, sempre e comunque.

2. Il Trota - Dopo il Governo Tecnico, il Governo Ittico?

Categoria: ART ATTACK

1. Ritaglia e crea il tuo Arvin di carta - Mai più nostalgia dell’Erasmus, da Ravensburger.

2. Grande Hermano - E tu? Chi vuoi nominare?

3. Coming Soon - Esistono storie che non esistono.

4. Primera vez sobre la tabla! - Surfing BCN.

Categoria: NERD

1. 10 buoni motivi per non fare assistenza agli amici - Copia & Incolla, ma sempre attuale.

2. La Sindrome del Pianismo - Sono stato su Wikipedia per 34,5 secondi.

3. This is something very cool - Mac Tricks.

4. The Right-Hand Rule - Si parla di Fisica. Giuro.

Categoria: IGNORANZA

1. About Italians speaking english - The cat is on the table.

2. 1+1=3 - La matematica: una scienza (quasi) esatta.

3. Linguistical-Engineeristical Misunderstanding - Equivoci ingegneristici.

4. Il Problem Solving de noattri - L’ignoranza Gregoriana, supportata dalla collaborazione del buon Riky.

5. Gregorio l’Infortunato - Come un gesso al polso può limitare, ma non troppo.

Categoria: ANTISOAVISMO

1. Making the Video - Insulti al Soave su Passeig de Gracia (BCN).

2. Making the Video (vol. 2) - Insulti al Soave in metro.

3. Making the Video (vol. 3) - Insulti al Soave cantati da crostacei.

4. Making the Video (vol. 4) - Insulti al Soave (Braveheart remake).

5. Making the Video (vol. 5) - Insulti al Soave (Inno Nazionale Style).

6. Making the Video (vol.6)

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Trento - Amarcord

E’ sempre bello tornare a Trento: quando non ci vivi più apprezzi un sacco di piccoli piaceri di questa città, piccole cose apparentemente insignificanti che fino a che non le perdi non ti accorgi di quale valore avessero.

Eppure agli inizi della carriera universitaria hai odiato Trento. Come tanti altri studenti provenienti da grandi città hai inveito contro la pochezza delle serate universitarie o delle occasioni di intrattenimento, contro gli orari da balordi dei locali, contro il centro semi-deserto dopo la mezzanotte, la scarsa attenzione agli studenti e alle loro esigenze extra-universitarie.
Col tempo poi si inizia ad abituarsi, ad accettare quel che Trento può offrire; non si può avere sempre ogni sera qualcosa da fare? Ci si organizza diversamente.

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I 10 comandamenti 2.0

1. Io sono il Provider tuo.

2. Non avrai altro Provider all’infuori di me.

3. Non crackare la rete WiFi d’altri.

4. Non killare processi né forzare lo spegnimento del PC.

5. Non tentare di inserire l’USB nella presa FireWire.

6. Ricordati di far fare i cicli di carica alla Batteria.

7. Onora MS-DOS.

8. Non desiderare le periferiche d’altri.

9. Non desiderare i Software d’altri.

10. Non pronunciare il nome di Dio invano, a meno che non ti sia successo questo:

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Camminando per Torino alle 5 della mattina

Nella sfortunata occasione che ha dato origine allo scorso post di invettiva mi ero recato vicino a Torino. La mattina in cui sono partito per tornarmene a Milano, complice un orario particolarmente suggestivo ho potuto apprezzare una città di una bellezza inenarrabile.

Sarà stato il buio che faceva risaltare gli incantevoli giochi di luce in ogni dove, sarà stata l’imponenza dei palazzi, saranno stati i lunghi viali lungo i quali i portici sembrano non finire mai, fatto sta che Torino mi ha veramente emozionato.

In primis il centro: di una maestosità inaudita. Piazza Vittorio è imponente, mozzafiato, regale. Se non avessi avuto un treno da prendere mi sarei probabilmente perso per ore a guardare ammaliato i due filari di lampioni incorniciati dai palazzi che sembrano abbracciare la piazza.

Le vie del centro, o almeno quelle che ho percorso io, traboccano di storia. Monumenti, piazze, viali intitolati ai principali protagonisti dell’Unità d’Italia. Via Giovanni Giolitti, Piazza Cavour, il monumento a Giuseppe Mazzini, piazza Vittorio Emanuele, un tributo senza fine al nostro paese, all’Unità, alla gloria di quei personaggi e alla loro memoria.

E poi il tricolore. Ogni via del centro è un tripudio di bandiere verde-bianco-rosse: il tricolore sventola in ogni dove, sono più i palazzi che espongono la nostra bandiera di quelli senza. E non si tratta di patriottismo calcistico da sindrome post-mondiali.

Camminando in solitaria immerso in questo clima così patriottico ho inspirato a pieni polmoni per tutto il mio cammino, come se per quelle vie aleggiasse lo spirito dei grandi del passato, come se gli ideali che hanno portato all’Unità della nostra nazione e ai suoi primi passi da Italia fossero lì, custoditi in quelle vie, in quelle piazze, in quei monumenti.

Poi sono arrivato a Milano. E alla stazione, sul giornale “Leggo” che mi è stato messo in mano, ho trovato questo.

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06.10.2011

Goodbye Steve

Goodbye Steve

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Il treno dei desideri nei miei pensieri almeno va

Da quando ho iniziato l’università posso dire di avere un rapporto molto stretto con le Ferrovie dello Stato. Avendo viaggiato da Verona a Trento (o viceversa) almeno due volte alla settimana, senza contare altri viaggi di piacere, rientri infrasettimanali ed altre occasioni extra-ordinarie, posso dire di essere salito sul treno almeno 80 volte l’anno: circa 500 occasioni in cui ho avuto a che fare con Trenitalia, a conti fatti.

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