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Gregorio l’Indelicato » ǝɹǝıʇuoɹɟ ɐzuǝs ɐzzǝʇɐɔılǝpuı

Ciao, sono te!

E’ una vita che non scrivo. Aspetto sempre di avere un’occasione speciale per rimettere mano al blog, ma ogni volta che ho un’idea interessante da sviluppare, finisce che non ho il tempo per farlo; e dopo pochi giorni (spesso poche ore) l’idea brillante non mi pare più tale.

Il perché di questo post è presto detto: avrei potuto parlare di Milano e di quanto bello sia viverci, superata la diffidenza iniziale; avrei potuto parlare del nuovo lavoro, dei progetti per l’estate, di un qualsiasi tema nerd quali le mille mila app per smartphone che ho provato e da cui non riesco a disintossicarmi, di musica e delle innumerevoli band stratosferiche conosciute in questo periodo.

E invece niente di tutto questo.

L’altra mattina sono ritornato al computer dopo una pausa caffè, e nella chat aziendale ho trovato un messaggio di un collega. Uno che manco conoscevo, e che mi ha contattato per dirmi che aveva trovato il mio badge da me lasciato distrattamente chissà dove in giro su qualche tavolo.

Prima ho letto il messaggio, poi ho guardato il mittente. E lì sono morto.

indelicato

Dopo questo posso anche chiudere il blog.

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L’Uomo del Tasto

Sin dall’alba dei tempi l’uomo ha sempre cercato di dare una risposta agli interrogativi che stimolavano la sua curiosità. Questa voglia di capire, di studiare, di scoprire è sempre stata la base del progresso tecnologico-scientifico in ogni epoca storica. Esistono dei limiti, però, oltre ai quali all’uomo non è consentito andare: in ogni era ci sono state delle “colonne d’ercole” invalicabili, dei limiti oltre i quali anche le domande più acute dovevano forzatamente rimanere orfane di una risposta. Questo ha portato spesso alla “nascita degli Dei“: laddove la sola ragione non era sufficiente a giustificare scientificamente un fenomeno, ecco intervenire la dimensione ultra-terrena o divina.

L’ira di Zeus quindi giustificava i fulmini, i movimenti di Atlante i terremoti, i carri di Helios e Selene i moti in cielo di Sole e Luna, fino alle religioni dei giorni d’oggi con il Cristianesimo a fornire una risposta alle fatidiche domande “qual è il senso della vita?” e “cosa c’è dopo la morte?”.

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Ciao Duccio

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E anche oggi si corre domani

Un anno fa, fallita miseramente la mia breve esperienza con una palestra milanese, decisi che avrei dovuto trovare
un’attività alternativa per combattere uno stile di vita che stava diventando pericolosamente sedentario.
L’attività di pallanuoto è ormai un lontano miraggio: uno sport che ho amato e che ad oggi amo ancora, ma che richiede una
costanza, una continuità ed un rigore che al giorno d’oggi non potrei avere. Mi piace molto il calcetto, ma è un’attività
troppo discontinua; inoltre non sempre è facile recuperare 10 persone per giocare, e  riuscire ad organizzare una partita
alla settimana è una tale impresa che pensare di farlo con una frequenza ancora maggiore è masochismo purissimo.
Scarta questo, scarta quello, ho rivalutato la corsa. Rivalutato dico, perché mi hanno sempre fatto ridere i runners. Li ho
sempre guardati come si guardano gli appestati: “quelli lì non sono del tutto a posto” pensavo tra me e me osservando i vari
soggetti che correvano con mise dai colori bizzarri, armati di fascette, polsini e accessori d’ogni sorta, nei parchi o in
mezzo al traffico, taluni ad orari del giorno e della notte in cui le persone normali hanno tutt’altro pensiero: dormire.

Il Teatro all’Improvviso

Un anno fa un collega mi raccontò di una sua insolita passione: “Io faccio Match di Improvvisazione Teatrale“.
Ricordo di aver sgranato gli occhi a sentire parlare di teatro come fosse uno sport, con tanto di arbitro, falli, punteggio, tornei et similia.

Questa settimana, dopo mesi e mesi di inviti declinati, mi sono recato al Teatro Vigentino a Milano ad assistere ad un Match Natalizio.

Se non avete idea di cosa si tratti questo è il sito ufficiale. Per i più pigri invece, di seguito il racconto della mia esperienza dell’altra sera.

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CRM in Italia e fuori dall’italia

CRM è l’acronimo che sta per Customer Relationship Management; s’intende con CRM tutta quella serie di attività per la gestione della clientela da parte delle aziende. Una gestione che un tempo poteva essere il solo Call Center o pochi altri canali per la ricezione di lamentele/richieste di aiuto/spiegazioni da parte dei clienti, mentre adesso coinvolge tutta una gestione dell’ambito Social.

Ecco quindi che le varie aziende si sono organizzate (o dovrebbero farlo) dotandosi di Facebook Fan Page, Twitter Account e di un team preposto all’interazione con la Customer Base attraverso i canali convenzionali o quelli 2.0.

Piccolissimi esempi di come il CRM in Italia spesso e volentieri sia fatto male, e di come invece in altri paesi sia un meccanismo rodato e funzionante.

IT: Vodafone.

Il mio operatore telefonico è Vodafone, da una vita ormai. Se ci fosse un monitoraggio minimo delle mie conversazioni sui social emergerebbe chiaramente un malcontento in merito a tariffe non proprio economiche, e alla mia intenzione di cambiare (a breve) operatore. Ovviamente questo monitoraggio è fantascienza, qui da noi almeno.
Mi stavo quasi per ricredere quando qualche giorno fa ho ricevuto un SMS dal 190

2012-11-30-073020

“Oh che bello! Proprio al momento giusto! Magari riesco a trovare una qualche promozione o un piano tariffario decente e non devo cambiare operatore!” ho pensato scioccamente. “Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”, recitava il vecchio adagio di Trapattoni.

Ovviamente il loro “Consulente” non s’è mai fatto vivo. Au contraire ho ricevuto un ulteriore sms in cui mi si chiedeva una valutazione del servizio offerto in una scala da 0 a 9. E’ un peccato che non fosse possibile giudicare con un numero negativo.

Detto questo, cara Vodafone, i tempi in cui con la Summer Card facevi impazzire noi adolescenti sono finiti. In un paio di giorni passerò ad un altro operatore, e quando il tuo Consulente si degnerà di chiamarmi gli farò gli auguri di Natale.

IT: Fastweb

Fastweb si è dotata di un “Social Care Twitter Team” per rispondere e gestire in tempo reale le richieste degli utenti attraverso questo social.

schermata-2012-11-30-a-074645L’idea è ottima, la realizzazione della stessa non così tanto.

Di recente mi è scaduta l’offerta Joy, grazie alla quale ho avuto per 12 mesi la linea ADSL in Fibra ad un prezzo scontato. Al termine dell’anno la bolletta è diventata un po’ salata, sebbene il servizio internet offerto da FW sia impeccabile; ho pertanto deciso di valutare altre compagnie. Prima di dare disdetta ho provato a lanciare un accorato appello a Fastweb, attraverso l’apposita pagina sul loro sito:

schermata-2012-11-30-a-075140Il messaggio che ho inviato lasciava intendere una lamentela per il prezzo e la mia intenzione a dare disdetta.

VERRAI RICONTATTATO DA UN NOSTRO OPERATORE ENTRO LE 24 ORE!

Pure con il punto esclamativo! Questi allora saranno precisi come svizzeri.

Naturalmente 72 ore dopo ancora non avevo ricevuto mezza chiamata. La possibilità di effettuare un’ulteriore segnalazione ti viene negata, perché il sistema riconosce la tua precedente come ancora “in coda” e ti impedisce l’invio di un sollecito.

Mi rivolgo dunque al famigerato e sopra citato SocialCare Twitter Team:

“Ciao, ho fatto domanda per ricevere assistenza da un vostro operatore ma non ho ancora sentito nessuno. #fastweb”

Ovviamente nessuna risposta. 2 giorni dopo fortunatamente l’operatore mi ha raggiunto telefonicamente, proponendomi una promozione a me gradita e risolvendo il mio problema. Il punto però è: a che serve un Twitter Team se non interagite con i clienti? Cosa serve dotarsi di uno strumento di contatto in Real Time, se poi il Real Time è un’utopia? Ammesso che la segnalazione sia arrivata via Twitter Team all’operatore del Call Center, è tanto difficile capire che basta rispondere (con un Tweet, a costo 0!) all’utente con una banale frase pre-impostata e automatica “Gentile cliente abbiamo preso in carico la Sua richiesta etc. etc.” per dar l’impressione che qualcuno ci sia dall’altra parte a recepire quanto da te scritto/twittato/comunicato?

Viralheat:

Ricorro alle parole presenti sul sito ufficiale per presentare questa piattaforma:

Viralheat is a social media management platform designed with simplicity and ease in mind. Built from the ground up to be timely and efficient, Viralheat allows users to easily comprehend social media. Our users are never alone. Viralheat is designed to be intuitive and easy to use but if you ever need advice or something explained, Viralheat staff is just a click away.

Sottolineo:

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Concetti fondamentali espressi in due righe: 1. Loro ci sono se hai bisogno di supporto. 2. Sono-a-portata-di-click.

Concetti non espressi ma che ho provato sulla mia pelle: non serve che tu li contatti: capiscono addirittura quando hai difficoltà e ti contattano loro.

Viralheat in buona sostanza è una piattaforma che consente di aggregare differenti Social Network per poter effettuare una gestione di più account simultanea, per condividere un post o qualunque cosa direttamente su più Socials con un click, per poter visualizzare da una sola ed unica interfaccia i contenuti dei tuoi differenti social networks, senza dover tenere aperte 10 tab diverse del browser.

Trovandola un’idea intelligente mi sono registrato e ho connesso il mio account Twitter e quello Linkedin. Ho avuto difficoltà con Google+ e con Facebook, e dopo vari tentativi (andati a vuoto) ho rinunciato e ho chiuso.

Poche ore dopo ho ricevuto questa mail:

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Non la solita mai generata automaticamente, ma un operatore che mi ha contattato, dicendomi di aver chiara la mia situazione a livello di setup di impostazioni e offrendosi per assistenza. Da lì si è generato uno scambio di mail di mie richieste e sue puntuali risposte, che sebbene non abbiano risolto il mio problema (Viralheat connette la Fan Page di facebook, non ancora la pagina personale; Google+ non permette l’utilizzo di piattaforme del genere per la gestione dell’account) ha generato in me una sensazione positiva; questo è fare CRM. Non appena saranno sviluppate le funzionalità perché la gestione Social sia possibile per tutti i social che utilizzo, Viralheat sarà la piattaforma che utilizzerò.
Attraverso un CRM fatto bene sono passati dall’essere abbandonati e dimenticati ad un “cliente fidelizzato”.

Morale della favola: Italy: you are doing it wrong!

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Caro come il pane

FONTE: http://www.altroconsumo.it/nt/nc/comunicati-stampa/inchiesta-prezzo-del-pane-in-10-citta

Stamattina, tornando dalla mia consueta corsa, mi sono fermato “dar panaio sotto casa” (cit. Lord Fener a Livorno); oggi in pausa pranzo andrò a fare due vasche in piscina, quindi ho pensato bene di farmi un panino da mangiare mentre torno in ufficio.

Ho ordinato un panino, un normalissimo panino, un boccone di pane grosso quanto il palmo di una mano: 3 morsi, 4 ad essere generosi e a voler mangiare a bocca stretta. Questo culo di pane normalissimo, né farcito né alle olive/noci o ogni altro Servizio a Valore Aggiunto, per dirla in gergo telefonico, costa 1€.

Forse io sono influenzato dal mio background liceale e ancora ho in testa chiara la locuzione Panem et circenses, o l’assalto al forno delle Grucce di Manzoniana memoria; fatto sta che il pane lo associo sempre e comunque ad un alimento popolare, di largo consumo ed (in teoria) alla portata di tutte le tasche. La realtà attuale è ben diversa: oltre 5€/chilo per quello che altro non è che un derivato di acqua e farina. Semplicemente allucinante.

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Ciao Mamma sono su SKY

Questa guida è dedicata a tutti coloro che hanno deciso di voler fare, nella vita, i disturbatori televisivi.

I disturbatori sono quei personaggi che vediamo sempre alle spalle dei giornalisti e che in un modo o nell’altro cercano di essere inquadrati dalla telecamera mentre l’ignaro inviato porta avanti il resoconto della notizia sportiva, di politica, di cronaca rosa o nera che sia.

Principe indiscusso di questa categoria, il celeberrimo Gabriele Paolini, maestro nell’arte del disturbo ai giornalisti, divenuto famoso a seguito di centinaia di apparizioni alle spalle dei vari inviati di diversi telegiornali, col suo capello biondo e mosso e i suoi cartelli in cui invitava ad utilizzare i condom.
Ricordo su tutte la scena in cui riuscì addirittura a far perdere la pazienza a Paolo Frajese, che lo prese a calci pur di allontanarlo.

Detto questo, ecco gli ingredienti essenziali per apparire in una trasmissione televisiva e far ridere amici, conoscenti e persino gli ignari e stupiti giornalisti:

  1. Guardare una trasmissione in tv con un inviato in diretta.
  2. Accorgersi che l’inviato di cui al punto 1 si trova a poche centinaia di metri da casa tua.
  3. Essere in compagnia di amici burloni che trovino l’idea demenziale una grande idea e incoraggino a realizzarla.
  4. Aver partecipato il giorno prima ad una festa in maschera, ed avere ancora degli elementi di un costume da poter utilizzare per la messa in scena.
  5. Munirsi di telefono cellulare per potersi far comunicare, una volta sul campo, la posizione corretta e le tempistiche d’inserimento.
  6. Filmare il tutto e condividerlo.
  7. Non vergognarsi di un’azione così demente, ma prenderla come una burla e riderci su.

Mum, I’m on TV! from GregorioIndelicato on Vimeo.

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Il TivùSAT-Segnale

Ho passato mesi a studiare la forma più semplice e chiara per raccontare ad amici e conoscenti cosa diavolo facessi di lavoro qui a Milano. Ho parlato abbondantemente della mia professione e dei problemi derivanti dal dover descrivere la stessa in questo post non molto tempo fa. Nel momento stesso in cui ho pubblicato tal gigantesca metafora ho però precisato come, in realtà, da qualche giorno quella non fosse più la mia occupazione.

Mi immagino l’ansia degli assidui lettori di queste pagine (quei due/tre miei amici più i miei genitori, che saluto come fanno i concorrenti negli show di Gerry Scotti) nell’arrivare in fondo a cotanto post per poi trovarsi spiazzati di fronte alla cruda rivelazione. E siccome anche io ho sperimentato questo genere di ansia e di sofferenza (ogni giorno diciamo, quando alcune persone non pubblicano la consueta foto del pranzo su Instagram, ed io mi struggo dal timore che queste non abbiano quindi mangiato!!! -perché le due cose sono correlate, giusto?-), ho deciso dunque di rompere gli indugi e raccontare per filo e per segno la mia nuova attività.

No, non ho cambiato azienda, qualora ve lo siate domandati. Sono sempre un consulente dove ero prima, solo che al momento il cliente è Mediaset. Sì, sono finito a lavorare per B.

Vi risparmio ogni possibile battuta o la facile ironia. Anticipo quindi svariati voli pindarici e domande astruse di amici ingegneri ed affini: NO, non sono negli studi di Canale5; NO, non ho a che fare con le Veline, né con le Letterine, le Letteronze, le Meteorine e chi più ne ha più ne metta. E per finire NO, Mediaset non è Arcore: quindi niente Minetti, Imam Fadil, Mubarak o la sua progenie.

Detto questo, io svolgo le mie mansioni comodamente dalla sede della mia società, a poca distanza da dove lavoravo prima: nella ridente località di Bisceglie.

Uno dei due progetti che seguo riguarda TivùSat [infoofficial] una Piattaforma Satellitare per cui mi occupo del CRM On Demand. Assieme all’attività settimanale, a fronte di eventuali problemi durante il weekend, capita che sia chiamato ad intervenire per ripristinare la normale funzionalità dell’ambiente. In estrema sintesi: ci sono problemi che possono nuocere all’ambiente -> parte la segnalazione -> intervengo a risolvere il problema -> la pace e l’ordine tornano a regnare su TivùSat.

Ecco quindi una chiara e fedelissima ricostruzione grafica di quanto descritto qui sopra.

tivusat1

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Gregorio l’Abilitato

Qualche nota sparsa, giusto perché non mi si possa dire Eh, ma non scrivi mai sul blog!”.

1. Ebbene sì: la tanto agognata abilitazione all’Ordine degli Ingegneri è arrivata. Il prestigio della sigla “ING.” sul biglietto da visita? La possibilità di poter firmare progetti? La soddisfazione  di aver completato un percorso di studi? La gioia di aver regalato un sorriso ai genitori? NO! La più grande motivazione che mi ha spronato a fare questo benedetto Esame di Stato è stata la possibilità, ex post, di poter dire ”Trust Me: I’m an Engineer!

2. Oggi ho scoperto, ritirando i Ticket presso la mia azienda, di avere un collega (che non conosco ma che conoscerò quanto prima) che risponde al nome di Gregorio Indelicato. Penso di essere stato il primo a ritirare i buoni pasto ridendo come un matto. Farò formalmente richiesta per il cambio del nome, o del cognome, o di entrambi. I suoi, naturalmente.

3. Penso che sia arrivato il momento di farmi un dominio serio, di realizzare un sito serio, abbandonando Altervista e dedicando maggior cura ed attenzione a questo blog.

4. La frase precedente, opportunamente decifrata, sta a significare che quanto scritto sopra, in realtà, non accadrà mai.

5. Avrei altre 50 cose da dire, ma per ognuna di queste vorrei spendere più di 2 righe, quindi mi riprometto di dedicare ad ognuno di questi spunti un post intero, appena avrò occasione di rimettere mano al blog.

6. Vedi punto 4.

Vorrei aggiungere qualcos’altro, magari chiudere questo post sconclusionato con una battuta, una chiusa simpatica, una frase ad effetto; peccato però che non mi venga in mente niente, e che non mi possa fermare a pensare chissà quanto perché s’è fatta una certa e devo anche andare a correre.
Ps. Vedi punto 6.

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